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Gli argomenti trattati nella serata sulle procedure di accoglienza dei richiedenti asilo

Gli argomenti trattati nella serata sulle procedure di accoglienza dei richiedenti asilo – 17 marzo 2017
a cura di Elena Gualco

Il percorso della Legge italiana in materia di immigrazione si intreccia più volte, nel racconto di Ahmed Osman, con il concetto di “Emergenza”: a partire dal 2010 l’Italia scopre di non saper fronteggiare un flusso migratorio così imponente da non poter essere risolto con le sanatorie che, periodicamente, riconducevano allo stato di normalità centinaia di migliaia di “clandestini”. Nel 2011 circa 20.000 tunisini sbarcano a Lampedusa, in fuga dalle rivolte della “primavera araba” e al conflitto libico, ma il Governo italiano riesce ad ottenere una tregua offrendo un permesso umanitario di sei mesi che consente al 90% dei migranti di passare per l’Italia e raggiungere altre destinazioni in Europa.
In questa situazione, risultano del tutto insufficienti le strutture del Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), istituito nel 2001 con la firma di un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR).
Entrano quindi in scena l’Emergenza Nord Africa e la Protezione Civile.

Dalla fine del 2011 al 2013 la cabina di regia della Conferenza Unificata tra Governo, Regioni, Province autonome ed enti locali istituita per l’Emergenza Nord Africa “ha richiesto l’intervento del Sistema nazionale di protezione civile per pianificare e gestire l’accoglienza sia dei profughi sia dei migranti arrivati dal 1° gennaio al 5 aprile dai Paesi del Nord Africa”. Tutti, egualmente e senza distinzione, per due anni sono stati tenuti nella condizione di “assistiti”, ospitati in strutture alberghiere i cui requisiti venivano sommariamente valutati e approvati dalla Protezione Civile. Una volta terminati i fondi per l’Emergenza, sono stati infine invitati a richiedere lo status di rifugiati e accompagnati comunque alla protezione umanitaria: forse si potevano evitare due anni di vuota attesa?
Nel 2014, prosegue Ahmed, in Italia la questione migranti comincia a diventare fonte di business e , in occasione dei nuovi sbarchi, con l’Operazione Mare Nostrum l’accoglienza passa nelle mani delle Prefetture. Ahmed ricorda che era presente in Prefettura ad Alessandria, quando venivano “smistati come merci” i migranti, sbarcati da poche ore nei porti di Lampedusa, Pozzallo ma anche Livorno e Genova, portati in salvo dalle navi della Marina Militare e dei Carabinieri. Alla chiamata del Prefetto si alzavano mani che offrivano più di cento posti: il numero più alto era di quelli che cercavano l’affare, 35 euro al giorno per ogni persona. Ma soprattutto, come poteva lo Stato pensare di affidare 150, a volte 300 persone a chi non aveva struttura di lavoro, esperienza, professionalità per un compito così complesso e delicato?
Da quel momento, con l’istituzione dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS, come quello che è stato autorizzato alla cooperativa Gaia ad Arquata), di anno in anno le prefetture mettono a bando il numero dei migranti in base agli sbarchi, e la scadenza annuale del contratto favorisce il perdurare di un clima di emergenza, in cui le persone finiscono per transitare senza essere accompagnati a costruire un reale progetto di vita: la richiesta di asilo inizia al momento dello sbarco ma la sua durata resta un’incognita.
E durante questo tempo indefinito, conclude Ahmed, troppo spesso un progetto non c’è proprio.
Non sono i CAS le uniche strutture ad accogliere i richiedenti asilo, e nella serata Mara Alacqua ha illustrato come il sistema SPRAR offra un progetto e non solo una risposta emergenziale, dal momento che al centro viene posta la questione di cosa sia necessario per il pieno esercizio di un diritto: e davvero l’elenco è lungo e complesso e le professionalità messe in campo devono essere raffinate e di esperienza consolidata.
In cosa differisce un progetto SPRAR dalla logica emergenziale delle Prefetture? Il numero ridotto dei partecipanti, le risorse umane richieste per l’attuazione del progetto e il sistema di monitoraggio e controllo della gestione. E, non ultimo, la possibilità per un Ente pubblico di diventare attore di un progetto locale, informato e partecipato: ad oggi in Piemonte sono attivi 22 progetti SPRAR, di cui 2 in provincia di Alessandria. Il comune di Arquata sembra aver più volte chiesto informazioni in merito, ma non è dato sapere con quale esito.
Grazie a Claudio Amerio abbiamo poi ascoltato il percorso della domanda di asilo e i passi che seguono al progetto di accoglienza. Il lavoro che non c’era, lo si è cercato e costruito.
È la storia della cooperativa agricola Maramao, che ha intercettato la disponibilità di terreni agricoli e la volontà di proprietà di privati che hanno affittato a basso costo o concesso in comodato gratuito terreni tra Canelli e Calamandrana, condividendo con la cooperativa l’obiettivo di far nascere una impresa agricola sociale che coltivi in modo biologico i terreni.

Ma allora davvero un’altra accoglienza è possibile?
In cosa si distingue il lavoro di APS Cambalache e di Crescere Insieme, anche quando rispondono a bandi della Prefettura? Proviamo a riassumere.
Le due associazioni intervenute ospitano richiedenti asilo provenienti dall’Africa subsahariana, dislocati in numerose strutture abitative medio piccole.
Scelgono di accogliere e lo fanno in maniera professionale, senza nascondere le difficoltà e in nome di un diritto internazionale, non per bontà d’animo o spirito caritatevole.
Lavorano in squadra, offrono professionalità e competenza, hanno costruito alleanze con altre realtà simili.
Non si limitano a procurare un tetto e un pasto, ma costruiscono opportunità di integrazione.
Offrono istruzione linguistica qualificata attraverso una rete di volontari esperti nell’istruzione di persone che spesso non hanno mai frequentato una scuola.
Formano alla professione: Cambalache prepara alla professione apistica e crea opportunità di lavoro in tutta Italia con i tirocini di Bee My Job; Crescere insieme forma nuovi orticoltori in una cooperativa agricola di inclusione sociale dal nome evocativo…Maramao.
Partecipano alle reti del proprio territorio e sono impegnati in attività di promozione dei diritti umani e di superamento degli stereotipi.
Comunicano con il proprio blog e con la pagina Fb perché vogliono che il territorio intorno sia informato e attivo, capace di supportare i percorsi dei loro ospiti.

Ecco, questo è quello che abbiamo ascoltato, la sera del 17 marzo scorso, e anche se l’amministrazione comunale ha voluto ignorare l’opportunità, noi siamo grati a quanti hanno partecipato, perché pensiamo di avere molto ancora da costruire ed è importante farlo insieme agli arquatesi, anche quelli che arrivano da lontano.
Dal pubblico abbiamo avuto suggerimenti ad impegnarci attivamente in progetti: ci stiamo lavorando e oltre al supporto linguistico presto attiveremo un Infopoint in sede, in cui cercheremo di mettere a disposizione informazioni e competenze. Per quanti ci hanno chiesto maggiore chiarezza nelle terminologie suggeriamo la lettura di un piccolo Glossario qui disponibile.

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati

E. De Luca

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