Capitoli Programma

02. Tutela della Salute ed Ambiente

SVILUPPO SOSTENIBILE E TUTELA DEL TERRITORIO E DELL ’AMBIENTE
(Allegato n. 14 del “nuovo” DLgs n. 118/2011)

L’ambiente è il luogo in cui viviamo. Esso deve essere continuamente vigilato e protetto perché rappresenta la nostra casa. Il luogo dove giocano e crescono i nostri figli e nipoti, il luogo dove invecchiamo e spendiamo la nostra vita. La mancanza di controllo da parte, innanzitutto, di chi vive il territorio ha permesso che l’Italia sia divenuto un paese fortemente inquinato e devastato
nelle sue bellezze paesaggistiche, da una urbanizzazione selvaggia e spesso inutile. Il tessuto urbano, il nostro centro storico, si lega anche ai nostri boschi, alla possibilità di vivere il territorio fuori dall’ abitato non come un “altrove” ma come naturale completamento della nostra giornata. Il binomio salute e ambiente, diventa allora, un imperativo imprescindibile. Immaginiamo perciò un ambiente extraurbano e un ambiente urbano strettamente connessi, come luoghi di salute, intendendo questo termine soprattutto come stato di benessere, di tranquillità, d’integrità individuale e
collettiva, e non solo nella sua accezione medica.

2.1 Sanità

Quindi se la salute è una condizione di benessere fisico e psichico, essa deve comprendere, nell’ottica di una buona politica comunale, soprattutto la prevenzione primaria e quindi la diffusione di pratiche salutari sostenendo tutti gli sport; l’incentivazione di pratiche di movimento, attraverso anche la manutenzione di percorsi per passeggiate e corsa; il controllo della qualità dell’ambiente e dell’impatto sulla qualità dell’aria dei trasporti; lo stretto monitoraggio degli inquinanti ambientali primo tra tutti l’amianto. La medicina è forse fra i campi più sensibili a distorsioni, sia per l’enorme interesse personale ed emotivo del pubblico, che per i grossi interessi economici delle case farmaceutiche; spesso nascono forti conflitti di interesse, con tentativi più o meno scoperti di dirottare l’attenzione e la fiducia del pubblico verso un farmaco o una terapia. Ogni giorno veniamo bombardati, attraverso i media, di informazioni su nuove cure, farmaci rivoluzionari, terapie
innovative, che però spesso non corrispondono a veri avanzamenti della scienza medica. Si tratta di un fenomeno assai diffuso in tutti i paesi.

“La debolezza culturale e contrattuale obiettiva del consumatore in materia sanitaria, la sua visione mitica dell’efficacia della medicina, la delega spinta di competenze e dei professionisti
che esercitano un’arte incerta e che spesso si trovano in situazioni obiettive e di conflitto di interessi, sono i determinanti che postulano l’urgenza di un empowerment del consumatore come elemento supplementare di regolazione del sistema sanitario e di migliore adeguatezza delle prestazioni e dei servizi ai bisogni”. Domenighetti (1996)

Quindi per avere persone consapevoli e adeguate a gestire i propri bisogni di salute non basta l’informazione, ma serve un patient empowerment termine inglese che può essere tradotto come: “una persona che comprende e sceglie, è in controllo dell’ambiente con cui interagisce e si rapporta produttivamente con tutti gli altri soggetti, pianifica per il futuro, è il coordinatore della propria salute, è un self care giver, l’organizzatore consapevole dei propri stili di vita, protagonista attivo della propria vita e del proprio benessere, che interagisce in forma proattiva. Per conseguire tale risultato, i servizi devono accertare le aspettative e le priorità dei pazienti; coinvolgere i pazienti nei propri piani di cura e assistenza e utilizzare l’approccio della decisione condivisa, richiedere il
loro feedback, anche sui servizi e avviare conseguenti processi di miglioramento”. (Poletti, 2003)

Azioni locali pensando al territorio

La difesa del SSN passa attraverso una maggior comprensione sia delle sue ragioni teoriche che della sua organizzazione : pensiamo perciò ad una sorta di alleanza tra il Comune, le Associazioni di Volontariato e la Scuola per la creazione di un percorso complesso ed a punti attraverso il quale descrivere il nostro Sistema Sanitario Nazionale, le sue valenze e le sue criticità. La prima azione, per una migliore conoscenza della salute del nostro territorio, dovrà essere l’attivazione di uno scambio continuo di informazioni con l’ASL, i servizi di epidemiologia, l’ARPA. I dati presenti in questo organismi debbono essere fatti propri dal Comune e diffusi alla popolazione. Nel caso in cui manchino essi debbono essere sollecitati con fermezza.

Le realtà sanitarie del nostro Comune sono:

  • Poliambulatorio, nato come progetto ”modello” per la Regione Piemonte. Negli anni è andato incontro ad un lento impoverimento sia strutturale che clinico, i servizi specialisti sono stati via via ridimensionati ed il personale infermieristico è ridotto all’osso. Crediamo che il Comune non possa e non debba delegare tout court all’ASL di Alessandria la salute dei suoi cittadini. Occorre vigilare perché l’ASL è sempre più lontana ed il nostro SSN sempre più sottofinanziato!
  • Croce Verde Arquatese: che grande realtà abbiamo ad Arquata! Alla Croce Verde Arquatese è delegato gran parte del trasporto degli ammalati, e non solo della nostra zona. Compito del Comune è tutelare questa associazione per quanto possibile con la massima disponibilità non fosse altro perché abbiamo la piena consapevolezza di come il trasporto sanitario pubblico sia tutto addossato alle associazioni di volontariato.
  • AVIS: l’associazione opera ad Arquata da più di trent’anni. E’ una realtà piccola ma dinamica che svolge alla domenica un’attività di prelievo e proselitismo per la donazione di sangue. Pensiamo che un suo coinvolgimento nelle pratiche di buona sanità sia fondamentale.

Pensiamo sia possibile da subito mettere in atto un programma di educazione alimentare che fornisca criteri per orientarsi nella ormai esagerata offerta del mercato e sostenere abitudini più sane. Questo significa spiegare quanto i problemi di salute siano legati all’alimentazione e imparare a leggere le etichette, conoscere la piramide alimentare, privilegiare il cibo locale e di stagione, saper riconoscere l’impatto ambientale dei trasporti. Il programma dovrebbe essere rivolto alle scuole e attraverso i bambini, coinvolgere genitori, ma anche adulti, anziani e stranieri che vivono da noi. Le informazioni dovrebbero essere veicolate non solo in negativo, ma soprattutto con proposte in positivo: valorizzare i nostri cibi locali con pubblicazioni, ricettari per l’uso, corsi di cucina su temi specifici. Immaginiamo occasioni per passeggiate pubbliche le quali possano coniugare movimento e conoscenza delle erbe officinali, del bosco e del paesaggio. Imparare a rispettare e curare l’ambiente è imparare a rispettare se stessi ed i propri tempi di vita.

Cosa può fare da subito il Comune?

Al Comune spetta spiegare il funzionamento del SSN che si fonda sulla legge 833/78 che viene ritenuta tra le più avanzate al mondo. Questa necessità affonda secondo noi le proprie radici nella consapevolezza che sia in atto un lento smantellamento della sanità pubblica. Solo la conoscenza dei diritti e dello spirito che ispira il nostro welfare sanitario permetteranno di difenderlo consapevolmente. Il Poliambulatorio è stato dotato anni fa di una nuova ala mai messa in funzione. Pensiamo che questo sia un obiettivo primario perché i locali si trovano facilmente accessibili a piano terra e possono essere occupati dal servizio di fisioterapia piuttosto che dai servizi di Infermieristica territoriale o cure palliative.
Per quanto riguarda le polveri sottili (PM10), si dovrà pretendere un attento monitoraggio da parte di ARPA, con possibilità di intervenire in contraddittorio sulla collocazione delle centraline, considerato che il considerevole aumento del traffico, dovuto anche ai camion dei cantieri del Terzo Valico, comporterà un sicuro innalzamento dei già alti valori attuali. In questa eventualità verranno presi i provvedimenti del caso. Le sedute di prelievo domenicale dell’AVIS sono sicuramente occasioni per veicolare informazioni sul Sistema Sanitario Nazionale, i servizi di prossimità dell’ASL, l’uso dei farmaci, i conflitti di interesse del sistema salute L’Università delle Tre Età dovrebbe essere sollecitata ad intraprendere anche percorsi di educazione sanitaria attraverso un progetto condiviso con Comune ASL e magari Scuole Primarie in modo da condividere le informazioni tra nonni e bambini.
I veterinari potrebbero essere coinvolti in corsi sugli animali da compagnia, spesso acquistati da famiglie inesperte e bisognose di guida.

Percorsi di sviluppo possibili – obiettivi

  • Trasformazione di parte del Poliambulatorio in Ospedale di Prossimità. Si tratta di una struttura sociosanitaria territoriale che nasce dall’esigenza di rispondere ai bisogni di salute di chi non necessita, a giudizio del Medico di Famiglia, della complessità di un vero e proprio ricovero ospedaliero, ma che contemporaneamente non può vedere risolti, per i motivi più vari, tutti i propri problemi sociosanitari in ambito domiciliare- La sua creazione tiene conto del rapido invecchiamento della
    popolazione e dell’accentramento, che ci sembra ormai inarrestabile,
    delle strutture ospedaliere in luoghi sempre più distanti dal nostro paese;
  • Potenziamento dell’offerta specialistica e diagnostica del nostro Poliambulatorio;
  • Progetto Pet Therapy per la diffusione della presenza degli animali da compagnia nei contesti di cura (strutture residenziali) e nelle famiglie con ammalati interessati da patologie di lungo decorso: le relazioni tra uomini e animali si articolano attraverso rapporti molto complessi, che si esprimono attraverso profonde componenti emozionali tali da influenzare lo stato fisico, psichico e comportamentale;
  • Progetto di ginnastica dolce. L’osservazione che l’anziano in RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) si sente emarginato, inutile, depresso, privo di stimoli, spesso incapace di comunicare,
    indipendentemente dal suo livello cognitivo, spinge a porre maggior attenzione ai suoi bisogni emozionali ed affettivi e a vedere nelle terapie relazionali un mezzo indispensabile per accrescere la comprensione e il benessere di coloro che sono costretti a spendere l’ultima parte della propria esistenza, talora lunga, in una Casa di Riposo. Partendo da queste considerazioni pensiamo dovrebbero essere incentivati i contatti con gli animali domestici (pet therapy) e sostenute attività di ginnastica dolce come forma di contrasto alle patologie senili ad integrazione dei percorsi sanitari già esistenti;
  • Progetto di educazione consapevole all’uso del farmaco;

2.2 Ambiente Extraurbano

Arquata è stata per anni pesantemente industrializzata, e spesso in modo indiscriminato. Negli anni del boom economico del dopoguerra, la sensibilità all’ambiente non era ancora sufficientemente matura e la popolazione era poco o per niente informata sui seri problemi alla salute come conseguenza dei danni ambientali. A quei tempi, tutto sommato, il danno ambientale era per lo più identificato con cataclismi o con eventi rari e repentini, come poteva essere il crollo di una diga o la remota possibilità di un bombardamento nucleare.
Per avere un’idea della sensibilità di quei tempi, si pensi che solo a metà degli anni ’80 il danno ambientale creato dall’Eternit di Casale cominciò ad essere percepito come tale, con la prima ordinanza in Italia con cui un sindaco vietava l’utilizzo dell’amianto nel proprio territorio (1987). Solo in epoca più recente ci si è resi conto che determinate attività industriali, se non controllate e regolamentate, producono nel tempo una sommatoria di effetti che prima o poi si manifestano con danni irreparabili alla salute.
Al contempo ci si rende conto che sono venute meno le motivazioni economiche che portarono ad insediare stabilimenti sul nostro territorio, con un conseguente aggravio del rischio abbandono, mancata bonifica o trasformazione in attività ancora più pericolose per l’ambiente.

Ad Arquata purtroppo gli esempi non mancano:

  • la Cementir, insediata nel 1959, viaggia ormai da anni a regimi ridotti e i dipendenti sono in cassa integrazione a rotazione. Di recente si sono avute le prime condanne, per quanto di importo modesto, per i vertici della Cementir, a causa dell’inquinamento per polveri ed odori, che creavano problemi alla respirazione dei residenti nelle zone circostanti. L’innalzamento del camino, voluto dall’ultima amministrazione, non ha sortito effetti in tal senso, comportando solo un costo per la ditta e spostando il problema in zone più distanti dall’insediamento industriale.
    Al momento a destare preoccupazione non è tanto la ripresa dell’attività industriale, che non sembra ripartire nonostante le velleitarie promesse del Terzo Valico, quanto la sua trasformazione in inceneritore senza neanche gli accorgimenti che prevederebbe un impianto realizzato nativamente per essere appunto un inceneritore (decreto Clini potenziato da Renzi);
  • la ex Subalbina, insediatasi nell’immediato dopoguerra, poi ICS SpA, sequestrata nel 2004 per aver scaricato direttamente nello Scrivia gli scarti della lavorazione delle vernici senza depurazione e bonifica, nonché avere inquinato acqua e terreno circostante (bario, piombo e zinco), è chiusa dal 2009. Nei pressi dello stabilimento è presente un pozzo di captazione dallo Scrivia. Inserita assieme alla SIGEMI Srl (ex Garrone) e alla IPLOM SpA nell’elenco nazionale degli stabilimenti RIR (a Rischio di Incidente Rilevante), oggi torna agli onori della cronaca per la cattiva conservazione delle coperture in amianto. L’azienda è ora in concordato preventivo e prima della recente ordinanza sindacale di messa in sicurezza, il Sindaco ne aveva già emessa una nel 2014. Una campagna di monitoraggio dei suoli svolta dall’ARPA nel 2010 precisa che due punti di analisi, corrispondenti al centro Bocciofilo e alla Strada per Vignole Borbera, “sono ubicati nei pressi della Ditta ICS che per decenni ha lavorato composti di Bario”. ARPA si premura di precisare che “la normativa vigente non indica le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) relative a questo elemento”; curiosamente, quasi in contemporanea, si avvia un procedimento nei confronti della ICS per inquinamento da bario, piombo e zinco. In altri casi di sforamento, come per Cromo e Nichel, ARPA, non formula ipotesi ma suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti, che non si sa se in questi 5 anni siano stati effettuati;
  • SIGEMI Srl, nota come “depositi di Garrone”, si insediò ad Arquata negli anni ’60 e fu oggetto di un attentato terroristico il 18/2/1971 (Circolo XXII Ottobre) e di un incidente nel 2000; in entrambi i casi, solo per fortuna le conseguenze non furono devastanti per Arquata. Copre una superficie enorme, di circa 350.000 mq con una capacità di stoccaggio di 800.000 m3, di cui solo 250.000 sono in esercizio. È collegata mediante oleodotti ai depositi di S. Quirico (GE), Lacchiarella (MI) e alle raffinerie Eni di Sannazzaro de’ Burgundi (PV) e IPLOM di Busalla (GE) e alla stazione di pompaggio di Genova Multedo per imbarcare prodotto via mare. In pratica più dei 2/3 della capacità non è utilizzata, per cui ci sono sicuramente depositi in disuso da anni che deturpano inutilmente lo skyline di Arquata (al pari del terminal di Derrick) per chi arriva dall’autostrada; lo stato di conservazione di queste cisterne andrebbero verificato ed imposta la loro rimozione e bonifica se compromessi, prima che si verifichi un abbandono definitivo come per la Subalpina;
  • IPLOM SpA, tramite la società Nuova Libarna Srl, dispone di un magazzino da 40.000 tonnellate a ridosso del Cimitero e di Via del Vapore, fino ad oggi strada poco trafficata ma in fase di allargamento da parte di COCIV per il Terzo Valico, quindi destinata a maggior carico antropico. Essendo uno stabilimenti classificato RIR, andrebbe valutato se l’aumento del carico antropico sulla strada adiacente sia compatibile con i piani di emergenza attuali;
  • Lechner S.p.A., industria chimica sita a Rigoroso ed attiva dal 1920, ha subito il 13 giugno 1996 un incidente che è stato anche oggetto di interrogazione parlamentare, dalla quale emerge che non rientrava (e non rientra tuttora) tra le industrie a rischio di incidente rilevante per le quali è obbligatoria la redazione dei piani di emergenza esterni. Considerato che le conseguenze in caso di incidente, come dimostra l’episodio del 1996, possono essere anche gravi, sarebbe da verificare la situazione attuale rispetto alla normativa Seveso Ter o comunque le
    misure di sicurezza messe in campo dall’azienda a tutela della salute delle persone che risiedono nelle zone circostanti;
  • Officine di Arquata (ODA), riattivate nel 2014 dopo che nel 2013 ne era stato dichiarato lo stato fallimentare; nel 2014 sono state oggetto di controlli a seguito di segnalazioni per la presenza di amianto ricavato dallo smaltimento delle carrozze e altri prodotti inquinanti. Se si prende come esempio di riferimento la Subalpina (ma anche la INGA di Serravalle) è evidente che il rischio maggiore connesso agli insediamenti nati dal boom del dopoguerra è quello di un abbandono progressivo con ampie zone in cui le strutture esistenti sono destinate a degradare fino a diventare pericolose. Si tratta di insediamenti che per anni hanno inquinato l’ambiente circostante con il loro ciclo produttivo, richiedendo in questi casi una bonifica (da prodotti chimici, coperture in amianto, ecc.) per restituire le aree alla comunità. Come dimostra il caso Ecolibarna a Serravalle o Eternit a Casale, per queste bonifiche non esistono mai fondi pubblici sufficienti e spesso non si riesce imporre la bonifica ai proprietari (la Subalpina, in concordato preventivo, dovrebbe far riflettere).

Azioni locali pensando al territorio

  • Vietare qualsiasi variazione dell’attività industriale che comporti un aggravamento del rischio per il territorio di Arquata e circostante;
  • Vietare l’insediamento sul territorio arquatese di nuove attività produttive classificabili come stabilimenti RIR e attivarsi per impedirne, per quanto possibile, l’insediamento in località confinanti, dove la definizione “località confinante” non è intesa geograficamente ma relativamente alle possibili conseguenze per il territorio arquatese;
  • Vietare l’insediamento di nuove attività produttive che, per quanto non ricadenti nella classificazione RIR, producano emissioni fortemente inquinanti nel terreno, acqua ed aria senza poter essere circoscrivibili in un raggio molto limitato;
  • In ogni caso, qualora venga autorizzato un insediamento ritenuto pericoloso per l’ambiente (tanto per il punto 3, quanto per gli altri a seguito di eventuali obblighi di legge), il Comune di Arquata si dovrà impegnare ad imporre forme di garanzia economica a tutela del territorio e della popolazione, come ad esempio fidejussioni bancarie di importo tale da assicurare sia la copertura delle spese di bonifica in caso di abbandono o incidente, sia le eventuali conseguenze per la salute e le proprietà della popolazione arquatese; non essendo possibile ipotizzare
    una siffatta fidejussione per le attività produttive già insediate, si dovrà prevedere di imporla nel caso in cui si debba accettare un aggravamento del rischio previsto al punto 1 per obbligo di legge;
  • A tutela dell’ambiente si predisporrà inoltre un metodo di segnalazione di problematiche ambientali che garantisca da un lato l’anonimato, se desiderato, dall’altro informazioni dettagliate all’amministrazione per verificare la fondatezza della segnalazione e prendere opportuni provvedimenti.
  • Considerato che sono anni che non viene più diffuso materiale informativo relativo ai piani di emergenza, occorrerebbe rivedere ed aggiornare quelli esistenti e darne opportuna comunicazione alla popolazione, affinché sappia come comportarsi nel malaugurato caso di incidenti, considerato che nei pressi di uno dei punti più a rischio, la SIGEMI S.r.l., il campo base del Terzo Valico comporterebbe un aumento del carico antropico di circa 500 persone, poco meno del 10% dell’intera popolazione arquatese, tutto concentrato nei pressi della cosiddetta zona
    rossa.

Il Terzo Valico dei Giovi

L’ultima considerazione permette di ricordare che in questo momento il principale problema ambientale per Arquata è rappresentato proprio dalla realizzazione del Terzo Valico, un’opera ampiamente contestata dai cittadini in questi anni e che consideriamo inutile, dannosa per l’ambiente e la salute di tutti. E’ nostra intenzione mettere in atto ogni provvedimento amministrativo
volto a ostacolare la costruzione di quest’opera, avendo ben presente che non esiste altro modo per tutelare gli Arquatesi dalle conseguenze dannose di uno scavo in presenza di amianto e in corrispondenza di sorgenti d’acqua. Agli evidenti danni già causati alle località di Moriassi e Radimero, oramai sventrate e cantierizzate, a breve se ne aggiungeranno altri se l’amministrazione non
interverrà in modo deciso per arginare lavori che in nome di un interesse strategico ancora da dimostrare, arrecheranno sempre maggiori danni sul territorio, tutti a spese dei cittadini arquatesi.
Al danno paesaggistico, dove valli immerse nel verde saranno ulteriormente ricoperte da strade, ferrovie e cavalcavia, quest’opera aggiungerà i seguenti danni: economico, ambientale e sanitario, idrico.
Quello economico è dovuto al fatto che verranno realizzate o allargate, per esigenze di “cantiere”, quattro nuove strade, un cavalcavia e quattro nuove rotonde, delle quali solo una potrebbe essere utile alla comunità (quella per Vignole), ma non al prezzo che comporta tutto il resto. Si tratta di opere propedeutiche, anche se più di una volta giornali e politici hanno tentato di farle passare come compensative. Queste nuove infrastrutture comporteranno per il Comune maggiori spese per assicurazione, illuminazione, asfaltatura, segnaletica, sgombero neve, manutenzione varia; le stesse strade già esistenti, a seguito delle modifiche apportate, comporteranno un aumento dei costi di gestione.
Non risultano tuttavia esserci norme di legge che impongano ad un comune di farsi carico di siffatte spese per facilitare la realizzazione di un’opera c.d. “strategica”; per questo motivo, un’amministrazione che si dichiari contro il Terzo Valico ed intenzionata a fare gli interessi del Comune, dovrà fattivamente mettere in campo tutti i mezzi legali per tenere indenne la popolazione da qualsiasi tipo di danno, anche economico. In quest’ottica vogliamo mettere in discussione la convenzione già firmata fra COCIV e Comune di Arquata per la gestione delle aree di cantiere e delle
strade propedeutiche agli stessi. A questi danni se ne aggiungono altri molto più gravi, come amianto e acqua in primo luogo, senza scordare le polveri sottili dovute all’incremento di traffico. In particolare, il pericolo amianto è oramai acclarato e finalmente riconosciuto anche dalla Regione Piemonte, dopo anni di campagna da parte dei comitati NoTAV. Nel Febbraio 2014, a Carrosio, è stata dichiarata dalla Regione Piemonte una probabilità di trovare pietre verdi, quindi amiantifere, tra il 20% e il 50% su una tratta di circa 15 km (50% su 7km, 20% sui restanti 8). Materiale che verrà scavato dalla “talpa” (TBM) ed estratto a Radimero, caricato su camion e portato nelle varie cave sul territorio. Un eventuale trasporto dello smarino su treno, la cui realizzazione richiederebbe almeno trenta mesi ed ulteriori 40 milioni di euro (da progetto COCIV, luglio 2013), non porterebbe alcun beneficio in quanto il problema maggiore sono le polveri della movimentazione in cantiere, il suo conferimento e l’attraversamento di centri abitati, situazioni che non muterebbero utilizzando la linea ferroviaria. Gli attuali metodi di controllo comportano, a detta dell’ARPA, un margine d’errore del 98%. Le centraline per il rilevamento delle fibre si sono rivelate inutili a Cravasco, com’era prevedibile. Proprio la vicenda di Cravasco, con tanto di indagini della procura, testimonia la necessità di una particolare e determinata attenzione per evitare che l’amianto entri in circolazione non solo sul territorio arquatese mediante le polveri, ma anche come materiale di risulta dichiarato privo di amianto in virtù di metodologie di controllo troppo deboli, con la conseguenza di sottrarsi ai dovuti controlli nelle successive lavorazioni che produrrebbero polveri contenenti fibre di asbesto. Deve essere chiaro che per tutelare la popolazione dal rischio amianto (una sola fibra inalata può provocare malattie gravissime come asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare) occorre immediatamente bloccare le attività di cantiere nel caso di ritrovamento della fibra killer sul territorio comunale. Ovviamente questo controllo non può essere demandato al realizzatore dell’opera ma ad un ente terzo (ARPA) che dovrà fornire al Comune, con scadenze concordate, i valori riscontrati di amianto sia in termini di fibre in aria che di concentrazione nelle rocce, affinché possano essere resi pubblici tramite il sito web del Comune di Arquata.
Essendo la tutela della salute pubblica una priorità, il Comune riconoscerà come valide solo metodologie di analisi in grado di dare il massimo delle garanzie, per cui non saranno accettate, per esempio, quelle contestate recentemente da ARPA in quanto foriere di un tasso di errore fino al 98%.
Durante lo scavo la talpa intercetterà con altissima probabilità le sorgenti che approvvigionano l’acquedotto di Sottovalle, al punto che è previsto dal 2004 un protocollo di intesa tra Regione Piemonte, Acquedotto di Sottovalle e TAV S.p.A. per la progettazione e realizzazione di un nuovo acquedotto, lavori che “saranno effettuati …, e comunque prima dello scavo della galleria di
linea”.Per garantire il rispetto di tale scrittura, il Comune di Arquata dovrà attivarsi per impedire l’arrivo della talpa nel Cantiere di Radimero o la sua messa in funzione, fintanto che l’acquedotto alternativo non sia stato realizzato. Nel contempo, tenuto conto che in un documento del 2013 redatto da COCIV (che il comune di Arquata non ha reso noto alla popolazione), i costi annuali dell’energia e di manutenzione a carico dell’acquedotto di Sottovalle variano tra i 25.000€ e i 30.000€, il comune di Arquata si dovrà attivare per far si che un’opera definita strategica non comporti maggiori costi per i territori che già debbono sacrificare un bene comune fondamentale come l’acqua, del quale potevano fruire con qualità maggiore e a costi minori. Questo significa,
per esempio, che ci si dovrà opporre alla realizzazione dell’acquedotto o alla sua presa in carico, fintanto che il COCIV o lo Stato non si siano fatti carico delle maggiori spese, vita natural durante.
Non vi è inoltre garanzia che le sorgenti alternative previste per il nuovo acquedotto non subiscano diminuzioni o azzeramenti di portata in conseguenza dello scavo della galleria.
Considerazioni analoghe vanno fatte per le sorgenti di Borlasca, anch’esse a rischio, per le quali tuttavia non è stato imposta la realizzazione di un acquedotto alternativo. A dimostrazione dell’esistenza di un rischio concreto, è stato tuttavia realizzato il progetto di un nuovo acquedotto che, agganciandosi a quello di Sottovalle, prevede un maggior prelievo dalle sorgenti ubicate
presso la galleria ferroviaria Borlasca, ubicata sulla linea storica, il tutto senza avere la certezza che vi sia acqua sufficiente anche per Arquata; questo progetto comporta ulteriori costi annuali di circa 60.000€. Anche in questo caso, l’amministrazione di Arquata deve garantire che l’eventuale distruzione delle fonti di Borlasca non comporti ulteriori spese né svalutazioni alle proprietà
degli arquatesi, ditte comprese. Occorrerà pertanto valutare le soluzioni migliori per raggiungere questo risultato, come per esempio un’apposita fidejussione volta a garantire la copertura di tutti i possibili danni conseguenti la distruzione delle fonti.
Analoga precauzione andrebbe presa per la possibile dispersione di fibre di amianto o rocce contenenti amianto, sia in termini di successiva bonifica che di potenziali danni biologici ai residenti.
Per quanto riguarda le polveri sottili (PM10), si dovrà pretendere un attento monitoraggio da parte di ARPA, con possibilità di intervenire in contraddittorio sulla collocazione delle centraline, considerato che il considerevole aumento del traffico dovuto ai camion comporterà un sicuro innalzamento dei già alti valori attuali; un eventuale trasporto su ferro, coi limiti già segnalati, non risolverebbe comunque questo problema per almeno tre anni. In questa eventualità verranno presi i provvedimenti del caso.
Considerato poi che l’ubicazione del Campo Base è tra due stabilimenti RIR, di cui uno indagato per inquinamento ambientale, su una superficie precedentemente destinata a scalo ferroviario, è opportuno prevedere un’attenta ispezione del campo base, del rispetto delle norme di sicurezza e dell’adeguamento dei piani di sicurezza degli stabilimenti vicini, anche a tutela dei lavoratori che vi verranno ospitati.
Ultima, ma solo in ordine di tempo, è la preoccupazione per il progetto ENERGA volto alla realizzazione di un biodigestore sul territorio di Isola del Cantone. Ritenendo un simile insediamento altamente pericoloso per le acque dello Scrivia, soprattutto in caso di compromissione delle sorgenti di Borlasca, il Comune dovrà attivarsi per prendere posizione al fine di impedirne la realizzazione, collaborando e supportando i comitati spontanei di cittadini quale più alta forma di partecipazione diretta alla difesa dell’ambiente. Poiché l’ambiente è un bene comune da tutelare e le informazioni ambientali devono già essere messe a disposizione di chiunque ne faccia richiesta senza dover dimostrare alcune interesse giuridicamente rilevante (d.lgs. 195/2005), l’impegno dell’amministrazione sarà quello di garantire la massima trasparenza, rendendo accessibili via web tutte le informazioni ambientali in suo possesso senza dover formulare particolari richieste di accesso.
Come conseguenza, considerato l’alto valore impattante sull’ambiente del progetto Terzo Valico e del progetto ENERGA, tutta la documentazione inerente queste due attività sarà resa di pubblico dominio ed accessibile via web, affinché chiunque sia nelle condizioni di esaminare dati, individuare problematiche, effettuare segnalazioni.
A tutela dell’ambiente si predisporrà inoltre un metodo di segnalazione di problematiche ambientali che garantisca da un lato l’anonimato, se desiderato, dall’altro informazioni dettagliate all’amministrazione per verificare la fondatezza della segnalazione e prendere opportuni provvedimenti.

Cosa può fare da subito il Comune?

  • Mettere in discussione la convenzione già firmata fra COCIV e Comune di Arquata per la gestione delle aree di cantiere e delle strade propedeutiche agli stessi;
  • Impedire l’arrivo della talpa nel Cantiere di Radimero o la sua messa in funzione, fintanto che l’acquedotto alternativo non sia stato realizzato;
  • Opporsi alla realizzazione dell’acquedotto o alla sua presa in carico, fintanto che il COCIV o lo Stato non si siano fatti carico delle maggiori spese, vita natural durante;
  • Garantire che l’eventuale distruzione delle fonti di Borlasca non comporti ulteriori spese né svalutazioni alle proprietà immobiliari degli arquatesi, ditte comprese;
  • Garantire la massima trasparenza, rendendo accessibili via web tutte le informazioni ambientali in suo possesso senza dover formulare particolari ichieste di accesso.

Percorsi di sviluppo possibili – obiettivi

  • Mettere in atto tutti i provvedimenti necessari per raggiungere le finalità di tutela della popolazione dal rischio amianto, siccità, inquinamento e patrimoniale (privato e pubblico);
  • Prevedere la ridiscussione di delibere emesse in anni precedenti, convenzioni già stipulate, prosecuzione di ricorsi in corso, nuovi ricorsi o sostegno a quelli già esistenti (Sottovalle, per esempio);
  • Prevedere un’attenta ispezione del campo base e dei cantieri, del rispetto delle norme di sicurezza e dell’adeguamento dei piani di sicurezza degli stabilimenti vicini, anche a tutela dei lavoratori che vi verranno ospitati;
  • Mettere come capisaldi delle proprie iniziative amministrative i dati relativi alle polveri sottili, alla presenza di fibre di amianto disperse in aria e alla sua concentrazione nelle rocce movimentate sul territorio arquatese, dati che se non ancora disponibili dovranno pertanto essere richiesti come prerequisito di tutela della popolazione.

2.3 Ambiente Urbano

Quando si viaggia in giro per il mondo, quando si visita una città, uno dei parametri di valutazione che si tendono ad utilizzare è la pulizia delle strade, l’arredo urbano, il grado di manutenzione delle aree verdi. Vi sono città che sfruttano la valorizzazione del proprio paesaggio e dei suoi elementi tipici per attrarre visitatori da tutte le parti del mondo, vedi ad esempio la fioritura dei
tulipani nei campi olandesi o ancora le infinite fioriture di lavanda nelle zone della Provenza. In Italia la cultura del verde, in tutte le sue forme, è scarsa anche se con delle eccezioni come i paesaggi lacustri del lago di Como o del lago di Garda o alcune zone della Valle d’Aosta o del Trentino Alto Adige. Arquata Scrivia è una città crocevia tra il territorio di Genova e Alessandria; è una città che in occasione delle fiere (I Maggio, Arquatrà, serata della musica, etc.) viene vissuta da molte persone delle zone limitrofe. Dobbiamo puntare ad una città in cui il verde abbia un ruolo primario, sia per diventare il biglietto da visita agli occhi dei forestieri, ma soprattutto perché possa essere goduto dai suoi cittadini.

Azioni locali pensando al territorio

  • Salvaguardia del territorio collinare e dei sentieri. L’alluvione del 2014 ha ricordato per l’ennesima volta quanto è piccolo l’uomo in confronto alla forza della natura, ci ha ricordato di come il
    lavoro di manutenzione del bosco dei nostri nonni fosse importantissimo e di come la prevenzione potrebbe diminuire i danni in maniera esponenziale.
    La “non cultura del bosco” causa effetti negativi per quel che riguarda la gestione e la tutela del territorio con la conseguente trasformazione dei boschi da cedui a boschi stabili ed il progressivo intasamento e degradazione dei fossi di scolo per l’incanalamento delle acque piovane che ha contribuito a determinare i danni di cui tutti abbiamo ancora memoria.
  • Messa in sicurezza delle alberature pubbliche
    Le strade e le aree pubbliche di Arquata sono arricchite da numerose alberature, e sono presenti esemplari monumentali, come il Leccio del Belvedere a Rigoroso. Esse non solo caratterizzano il nostro paesaggio, le nostre strade, abbelliscono parchi, asili e scuole ma hanno anche un enorme valore culturale: basti pensare ai tigli del Viale della Rimembranza che ricorda i nostri caduti nella Grande Guerra.
    La funzione ambientale di un albero è altissima in un tempo in cui l’inquinamento tende sempre più ad aumentare, le alte temperature estive ad essere sempre più alte e durature.
    Il non rispetto degli alberi fa sì che essi, tagliati di braccia (rami) e piedi (radici) spesso perdano la guerra con l’uomo e possano, soprattutto in seguito ad eventi atmosferici intensi, schiantarsi infliggendo danni più o meno gravi a seconda del luogo in cui sono situati.

Cosa può fare da subito il Comune

Il verde e la cura del paesaggio sono il “Biglietto da visita” di una città. Prendendo spunto da città come Torino, una della capofila in Italia nella gestione del verde urbano), nostra intenzione è classificare le aree verdi di Arquata a seconda dell’importanza che i cittadini vi attribuiscono (per valore storico, posizione strategica, servizio che svolgono ecc. ) e suddividerle in:
Aree Verdi di Primo livello ovvero quelle che si incontrano arrivando o lasciando Arquata; Aree verdi di secondo livello a gestione manutentiva inferiore ma sempre di alta qualità; Aree Verdi di terzo livello ovvero tutte quelle a bassa manutenzione.
Pensiamo alla Riqualificazione del Parco Mairano. Doveva essere il Parco della Musica, uno spazio verde esperienziale per i 5 sensi ma è invece in totale degrado. Secondo noi la sua riqualificazione passa attraverso una partecipazione con i cittadini, con i ragazzi (lanciando nelle scuole un concorso di idee), con le mamme e con gli anziani con l’obiettivo di eliminare gli
elementi di gestione più dispendiosi e magari la realizzazione, oltre ad orti educativi, anche di aree giochi per bambini e ragazzi e luoghi usufruibili dagli anziani (esempio un gioco da bocce) così da poter ricreare un luogo dove le varie generazioni possano rincontrarsi.
Nell’ambito delle politiche finalizzate al miglioramento della qualità della vita, oltre che a soddisfare esigenze sociali, ambientali e culturali, vorremmo proporre la realizzazione di Orti Urbani, di aree di agricoltura sociale, di pratiche orticole eco-sostenibili, favorendo la partecipazione di singoli o realtà associative, nella valorizzazione di spazi verdi oggi abbandonati. L’incentivo migliore per non sprecare cibo è coltivarselo.
Consideriamo gli orti scolastici una indispensabile palestra per i cittadini di domani. Toccano tutte le sfere: dall’educazione alimentare, alla cura del creato e dell’ambiente, all’uso corretto dell’acqua, alla conservazione dei semi, all’agricoltura senza veleni.
Anche per le famiglie, gli anziani e gli stranieri l’orto è fondamentale. Un’area attrezzata con piccoli appezzamenti per orti sociali offrirebbe, per altro, un paesaggio bello e curato come un giardino, ma molto più utile e un sostegno all’economia familiare.
I possessori di cani sono sicuramente in aumento e ad Arquata è molto sentita la necessità di un’area “sgambamento cani”, dove gli animali possano correre liberamente purché non rappresentino un pericolo per gli altri. Si pensa di destinare dunque una o più aree oggi abbandonate a tale uso; le aree non avranno alcun impatto ambientale e sarà compito dei proprietari dei cani mantenere pulita l’area, raccogliendo le deiezioni degli animali.

Percorsi di sviluppo possibili – obiettivi

  • Iscrizione alla piattaforma “Decorourbano” ( www.decoroubano.org ) un sito ed una tecnologia di ultima generazione a portata di tutti i cittadini con la quale questi ultimi possono comunicare ai propri tecnici comunali immediatamente nel caso si trovino davanti a rifiuti ingombranti depositati in luoghi non idonei, atti di vandalismo, dissesti stradali, zone verdi degradate, segnaletiche guaste o fissioni abusive;
  • Attraverso la ricerca e l’utilizzo di tutte le forme di finanziamento di piani pubblici o privati si punterà alla sistemazione di tutta una serie di sentieri noti agli arquatesi, alcuni dei quali ormai invasi dal bosco o interrotti per la caduta di alberi o frane, per citarne alcuni: la strada che da Vocemola porta a Pessino, la “Strada del Soldato” molto frequentata da gente di ogni fascia di età amante della natura, i tratti extra urbani dell’E1, lungo lo Spinti in frazione Varinella;
  • Si prevedono forme di agevolazione fiscale per chi provveda alla pulizia ed alla gestione del territorio boschivo;
  • Censimento di tutte le principali alberature del territorio arquatese e la loro Analisi Fitopatologica con eventuali successive indagini per la messa in sicurezza delle piante. Per quel che riguarda la tutela delle piante, compito di questa amministrazione sarà vigilare sulle potature evitando che le ditte eseguano capitozzature delle stesse, tagli drastici o potature in periodi dell’anno non idonei;
  • Interventi di manutenzione programmata e ri-progettazione sul patrimonio verde con un progetto specifico di riqualificazione delle varie aree con differenti funzioni: decorativo, sociale, didattico. Oltre all’impegno economico dell’amministrazione pubblica, si cercherà di coinvolgere anche soggetti privati del territorio che abbiano interesse ad investire con contratti di manutenzione biennali: sponsorizzazione in cambio di manutenzione;
  • Creazione di aree verdi didattiche in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, la Scuola, Lega Ambiente e tutte le aziende che vorranno sponsorizzare i vari eventi, per la fornitura di piantine che possano caratterizzare le diverse aree;
  • Nell’ottica di una miglior efficienza nella gestione del verde, vi è l’obiettivo di riprogettare alcune delle aree verdi esistenti impiegando meglio le risorse a disposizione e ad esempio riducendo il consumo idrico;
  • Altro elemento da considerare è che le superfici a tappeto erboso sono quelle che determinano i maggiori costi di gestione per il taglio e la manutenzione del manto erboso. Per questo, si metterà in campo, negli anni, un processo scalare di sostituzione del prato con specie arbustive che presentino bassissimi costi di gestione e di consumo idrico, ma allo stesso tempo che diano una forte caratterizzazione alle aiuole nelle quali verranno inserite;
  • Proponiamo di realizzare ad Arquata una zona in centro paese, in cui poter sostare tranquillamente all’ombra degli alberi, poter prendere un gelato e valorizzare i vicoli ed il centro storico. Attraverso un percorso di dialogo con i commercianti e gli abitanti vorremmo arrivare a valorizzare la Piazzetta S. Rocco e l’area della Lea per costruire il “Salotto verde”, un’area attrezzata con panchine, fioriere in ghisa, nuove piantumazioni di alberi, rastrelliere per biciclette;
  • Chi ha un bambino sa che l’area giochi di Piazza dei Caduti non può soddisfare l’esigenza di tutte le famiglie: i disagi per le mamme e gli stessi bambini sono tanti visto lo spazio ed il numero di giochi limitato. Intendiamo quindi realizzare aree gioco attrezzate, valorizzando gli spazi già presenti nelle frazioni (adeguamento delle strutture già esistenti) e possibilmente le opportunità offerte dagli spazi naturali: un grande prato in cui correre liberamente e un albero su cui arrampicarsi per un bambino possono essere più preziosi di qualsiasi struttura di plastica e metallo.

2.4 Ambiente e Gestione dei Rifiuti

Ambiente e rifiuti sono fortemente legati: la sfida dei rifiuti è fondamentale, quindi compito dell’amministrazione deve essere quello di far conoscere ai cittadini il percorso dei rifiuti e come vengono spesi i soldi della tariffa rifiuti. E’ insostenibile limitarsi al conferimento del rifiuto in discarica, così come è fallimentare il cosiddetto ”ciclo integrato dei rifiuti” basato su una piccola parte
di differenziata, una gran parte incenerita è una parte conferita in discarica. Riduzione: sensibilizzare la collettività al fine di diffondere una presa di coscienza sul grave problema dei rifiuti, promuovere norme al fine di ridurre la produzione dei rifiuti a monte (come imballaggi inutili o difficilmente riciclabili) e promuovere nuovi modelli di consumo (scoraggiare l’usa e getta).

  • Riutilizzo: promuovere il riuso (vuoto a rendere per esempio) e la riparazione degli oggetti altrimenti destinati a diventare rifiuti;
  • Riciclo: programmare impianti di riciclo e compostaggio ed ottimizzare la differenziata porta a porta;
  • Recupero: prima di smaltire il rifiuto rimanente in piccole discariche di servizio, stabilizzare a freddo l’indifferenziato ma solo dopo aver recuperato da esso ulteriori materiali riciclabili da rimettere nel ciclo produttivo.

Come stabilisce il D. Lgs. 152/2006 art. 182 “Lo smaltimento è la fase residuale della gestione dei rifiuti previa verifica, da parte della Autorità competente, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all’art. 181.”

Cosa può fare da subito il Comune

La nostra idea, che prende spunto anche da alcune esperienze avute in questi mesi con persone come Roberto Cavallo autore di “Meno 100 chili” è quella di:

  • Gestione dei rifiuti mediante la strategia “Rifiuti zero”: ovvero mirare alla riduzione del rifiuto attraverso una visione complessiva che guardi alla riduzione degli stessi, al riutilizzo, riciclo e riuso. Anche l’aspetto dei rifiuti coinvolgerà i cittadini attraverso processi partecipativi;
  • Maggiore informazione su come smaltire da diffondere in collaborazione con l’azienda di gestione rifiuti;
  • Verifica della possibilità di passare ad una raccolta porta a porta con applicazione di una tariffa puntuale ed eliminazione dei cassonetti stradali; raccolta porta a porta anche per le attività commerciali in modo da favorire, attraverso l’applicazione di controlli sul conferito, una tariffa il più personalizzata possibile;
  • Creazione di un luogo comunale dove poter effettuare il baratto e la donazione di oggetti di seconda mano, senza che vi sia scopo di lucro ma evitando di buttare tutto quello che non serve;
  • Valorizzazione delle attività del Centro di Raccolta Rifiuti posto in Via del Vapore, puntando ad avere orari il più flessibile possibile rispetto alle esigenze dei cittadini Arquatesi.

Percorsi di sviluppo possibili

Dobbiamo imparare a usare e comprare quello che effettivamente ci serve e non quello che ci viene offerto. Lo spreco del cibo con i suoi costi di lavoro e ambientali è quello più sgradevole.

  • Occorre favorire il dialogo tra il Banco Alimentare di Novi Ligure e i punti vendita di Arquata, perché possano ritirare i cibi prossimi alla scadenza e renderli disponibili a chi ne ha necessità;
  • Il Comune si impegnerà nella diffusione di buone prassi per la riduzione della produzione di rifiuti, sollecitando ad esempio gli operatori commerciali alla vendita di prodotti liquidi sfusi o alla spina (in provincia di Alessandria in due anni sono state evitate 25 tonnellate di plastica e 14 di cartone). Ai cittadini si proporranno strumenti per migliorar la gestione quotidiana dei rifiuti e la riduzione dei comportamenti dannosi per l’ambiente, mediante eventi dedicati e informazione veicolata in diverse forme. La vecchia idea delle 2 galline per tutti entusiasma molti e
    sarebbe un ottimo strumento per non sprecare la frazione umida della differenziata;
  • In occasione delle feste e delle sagre, verranno valorizzati i comportamenti eco-sostenibili, ad esempio abbandonando l’usa e getta o adottando stoviglie in materiale riciclabile;
  • In collaborazione con le scuole si lavorerà per la formazione di progetti inerenti il recupero del sughero o dei tappi di plastica con rendicontazione di quello in cui questi prodotti possono trasformarsi;
  • Sul portale del Comune, o mediante un depliant cartaceo, sarà visibile la mappatura dei contenitori della raccolta differenziata e dei rifiuti, ulteriormente diffusa mediante un applicativo per Smartphone opportunamente sviluppato da giovani arquatesi;
  • L’acqua è un bene comune: si provvederà dunque alla salvaguardia delle nostre fonti d’acqua, all’incentivazione dell’acqua potabile comunale nelle scuole, negli edifici pubblici, alla catalogazione e messa in sicurezza delle sorgenti ancora disponibili (fontana di Pessino); verranno effettuate analisi chimiche periodiche che saranno pubblicate e
    diffuse. L’uso corretto dell’acqua verrà divulgato con l’istituzione di manifestazioni tipo “la giornata dell’acqua”, finalizzata alla diffusione di dati e percorsi sostenibili sul tema delle risorse ambientali.
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