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Paolo Carezzano

Sono Paolo Carezzano, nato e cresciuto a Novi, residente ad Arquata da una decina di anni. Il ramo paterno della mia famiglia è originario di Arquata, mentre quello materno proviene da Sardigliano. Entrambe le coppie di nonni si rivolgevano spesso a me in dialetto, o comunque “ci davano la botta”, e tra loro si esprimevano sempre nelle due differenti varianti, gli uni in arquatese, gli altri nel dialetto della val Magra, facendomi risultare quelle lingue il suono preferito delle mie radici.

Ho studiato economia per arti cultura e comunicazione, un compromesso tra una facoltà economica ed una umanistica, avendo punti di contatto con entrambe le aree. Dall’autunno 2000 per motivi di studio, dal 2006 per lavoro, vivo a Milano, badando bene di tornare a “casa mia” ogni venerdì. Non ho infatti mai voluto perdere il contatto con quelli che considero i “miei” posti! Al lavoro mi occupo di amministrazione del personale e di statistiche. Assunto inizialmente all’Ilva di Novi, sono stato trasferito alla sede di Milano dopo pochi mesi, passando alle dipendenze di Riva Acciaio in seguito alla divisione del 2013 delle due società, fino a quel momento parte dello stesso gruppo.

Dalla mia famiglia credo di avere ereditato per strade diverse le due passioni maggiori che coltivo con avidità da anni: treni e storia.

Del mondo ferroviario mi è sempre piaciuto tutto ciò che può riguardare l’evoluzione degli orari e delle relazioni, le composizioni dei treni, le caratteristiche del materiale di trazione e rotabile. Oltre a preferire il treno a qualunque altro mezzo di trasporto. Causa scatenante di questa mia passione, ovviamente, è stato il nonno ferroviere.

Il fenomeno dello stalinismo è stato invece il tema storico, vasto nella sua complessa tragedia, che per primo mi ha fortemente interessato: ho cercato via via di inquadrare il problema provando ad approfondire quel processo, dapprima sondando sulla storia dell’URSS, in seguito estendendo l’analisi al movimento operaio internazionale, ed approdando quindi alle vicende del PCI e dei comunisti italiani. L’approccio con la storia del Partito comunista ha avuto come veicoli obbligati la carta stampata ed i racconti di qualche vecchio militante, mancando ormai dalla scena politica l’attore principale dell’analisi, il Partito stesso.

Mi sono infine appassionato di storia e lingue dei popoli slavi balcanici, parlando per caso con mio nonno paterno di un libro, “Il ponte sulla Drina” di Andrić, e della cittadina da dove prende le mosse, Višegrad, nella Bosnia orientale. Mi sento raccontare che proprio da quel ponte lui ci è passato, a piedi, nell’autunno del ’43, incolonnato con altri soldati italiani prigionieri dei tedeschi, in direzione della costa adriatica e dell’internamento in Germania. Il risultato, come nel caso dei treni per mio nonno materno, è stato la progressiva associazione dell’immagine che io avevo di lui a quella che ancora non avevo delle montagne e delle gole balcaniche descritte nel romanzo. L’addentrarsi nell’intreccio delle tante complessità dei popoli di quelle terre è stato lo spunto per provare a capire per quali ragioni in un’ampia area dei Balcani occidentali si fosse dissolto violentemente un intero Paese, sotto lo sguardo molle di un’Europa che stava perlopiù a guardare.

Ho motivato, nel 2004, l’esperienza di volontariato con Caritas Italiana in Kosovo con il desiderio di contribuire, seppur in minima parte, a dare una mano a chi vive in un’Europa classificata di serie B, secondo il punto di vista manifesto di taluni soloni comunitari. Per seguire il filo rosso di quell’esperienza, ho compilato in seguito la tesi del mio corso di laurea, abbozzando un percorso di storia e sociologia sui ruoli assunti da radicati miti nazionali, riesumati dai popoli balcanici durante la follia nazionalista dell’ultimo quarto del Novecento.

La frequentazione dal 2005 dell’Anpi costituisce la mia unica adesione ad un’associazione. Tesserato inizialmente a Novi, dal 2007 ho cominciato a frequentare la sezione “Brigata Oreste” di Arquata, del cui comitato ho fatto parte fino all’ultimo congresso, ma dalla cui vita manco da almeno un paio di anni. Sintetizzerei il messaggio che mi fa condividere l’impegno sociale dell’Anpi nel desiderio di rettitudine nella politica e nella difesa dei valori che la Resistenza ha espresso e di cui la Costituzione si è fatta garante.

Curriculum Vitae

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