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Melania “Mela” Cazzulo

Sono Melania Cazzulo,
un’archeologa cresciuta ad Arquata (rigorosina di adozione) e altre parti della penisola, per motivi di studio e curiosità.

Fino ad un certo periodo, in paese, potevo usare come biglietto da visita “sono la nipote del Maurizio e della Maurizia” i genitori di mia madre Silvana e altri quattro fratelli, che in realtà si chiamavano Francesco e Maria; mio nonno è stato parrucchiere e ferroviere, mia nonna una casalinga stravagante, amante del cinema.
I genitori di mio padre Luigi, sono arrivati da Capriata, mio nonno Bruno è stato partigiano ed è sopravvissuto all’eccidio della Benedicta, mia nonna Lena ha cresciuto con devozione quattro figli.

Purtroppo non ho mai conosciuto il nonno Francesco, ho sempre solo sentito parlare di lui come di una delle “macchiette” del paese e della loro casa, “la stazione vecchia” (dove poi sono andata a vivere anche io recentemente), come di un luogo con la porta sempre aperta, dove a pranzo c’era sempre qualche amico, ma di quegli amici che hanno condiviso proprio tutto, come una famiglia. Avrei tanta voglia di raccogliere testimonianze su di lui…

La passione per i tempi andati deve avermi condotta verso gli studi di archeologia, mio obiettivo fisso fin dalla prima infanzia. Il mio percorso era già ben chiaro da allora: liceo classico dopodiché archeologia. Ho terminato il triennio presso l’Università di Genova, ho seguito i corsi della specialistica presso l’Università di Pisa e infine ho conseguito il diploma di specializzazione di nuovo presso l’Università di Genova. Durante gli anni di studi ho avuto la possibilità di fare innumerevoli esperienze: ho svolto numerosissime mansioni per “arrotondare”, dalla baby sitter alla cameriera, dalla lavapiatti alla commessa, ho fatto scavi universitari e scavi con ditte retribuita, ho viaggiato molto per motivi di studio (uno dei vantaggi dell’archeologia è che per raggiungere gli scavi si ha la possibilità di vivere per qualche periodo in luoghi meravigliosi lontani da casa e riscoprirne di vicini). Le esperienze di questi anni sono state fondamentali e formative, sono entrata in contatto con persone che provenivano dalle più svariate parti del pianeta, ho imparato a guardare il mondo da tante angolazioni diverse e ho imparato a cercare di comprendere prima di giudicare, ho imparato a vivere secondo usanze diverse dalle mie in tanti posti diversi, ho imparato cosa vuol dire essere soli e lontani da casa e ho conosciuto il conforto nell’aggregazione di “quelli come me”. Ho sempre sentito un impulso irrefrenabile verso IL VIAGGIO, ma nel mio modo di vederlo NON POSSO PRESCINDERE DAL TORNARE, perché per me non c’è nessun posto come casa mia. IO è QUI che voglio stare, è qui che conosco le sfumature di luce, di odori, riconosco l’arrivo delle stagioni e dei temporali. La cosa che mi mancava di quando vivevo in città erano gli odori del bosco.

Il nostro territorio è estremamente ricco di storia e di storie, di paesaggi, di specialità enogastronomiche, di percorsi naturalistici e storici; si può dire che di qui sono passati tutti. Me ne sono resa conto negli anni di lavoro come archeologa sul campo, sì perché dal 2007 grazie alla ditta “lo Studio” di Alessandria ho avuto la possibilità di praticare il mio mestiere, spalando e spicconando sotto il sole di agosto e con il gelo invernale, facendo assistenza archeologica durante la posa dei metanodotti o per la costruzione di parcheggi. L’archeologia oggi non è come quella dei film, con le tombe e i pennellini, l’archeologia è un lavoro molto duro fisicamente. Lo avevo già capito ai tempi del liceo, quando con lungimiranza avevo voluto fare un’esperienza come volontaria con un gruppo archeologico nei pressi di Viterbo. Volevo provare il mio mestiere sul campo prima di investire tempo e denaro nell’università per poi scoprire, magari, che non faceva per me. Purtroppo e per fortuna allo stesso tempo quel campo estivo è stato un colpo di fulmine.

Dal 2014 collaboro con un’associazione culturale, “Arteventi Libarna”, che organizza eventi culturali nel sito di Libarna in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Ci occupiamo di promuovere il sito nello specifico ma anche il territorio in generale, attraverso conferenze, visite guidate, didattica nelle scuole e laboratori per bambini nell’area archeologica. In questi anni mi sono resa conto, quando parlo con le persone, che c’è tanta voglia di risentire quelle storie, di sapere da dove veniamo, di recuperare quelle esperienze che ci sono state tramandate dagli avi. È in quei momenti che capisco il senso del mio lavoro, che non è solo quello di ricostruire la storia attraverso lo studio delle tracce lasciate dall’uomo: è quello di far RIVIVERE la NOSTRA STORIA, di prendere consapevolezza del fatto che stiamo portando avanti qualcosa di importante iniziato dai nostri antenati e che tutti insieme abbiamo la responsabilità di proteggerlo, divulgarlo e farlo vivere.

Credo che la nostra particolarità dai tempi dei tempi sia di essere un po’ chiusi, nei confronti degli altri ma anche un po’ fra di noi. Mi piacerebbe tanto se un giorno si ricreasse quell’atmosfera di consapevolezza e condivisione in cui devono aver vissuto i miei nonni, quando le terre erano parte integrante della vita, una vita che si basava su esperienze tramandate di generazione in generazione grazie a quella saggezza popolare che si sta affievolendo sempre più.

Curriculum Vitae

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