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Elena Gualco

Sono cittadina arquatese dal 2003, da quando ho lasciato una città e una comunità per costruire insieme a mio marito una famiglia, prima a Pessino e oggi a Varinella.

In qualche modo è stato un ritorno alle origini: ad Arquata e Silvano d’Orba nacquero i miei genitori, che girarono poi il mondo prima di fissare dimora nella periferia milanese, a Trezzano sul Naviglio.  Per molti anni Arquata, per me bambina, è stata il ponte per Varinella, riconoscibile anche ad occhi chiusi, quando la Subalpina era operativa. Mio nonno Tomaso Barbieri arrivò ad Arquata per costruire “la Camionabile”, mia madre Jole lavorò alla Juta e poi partì per imbarcarsi, all’epoca tra le prime donne come sottufficiale, sulle navi Costa. Incontrò mio padre in Giamaica, si innamorarono e decisero di proseguire insieme, sbarcando prima a Firenze, poi a Genova e infine a Trezzano sul Naviglio.

Ben presto consapevole del mio destino da nomade, ho imparato ad osservare e ascoltare con attenzione ogni porto cui sono approdata, senza rimpiangere quello da cui partivo.
Non possiedo radici, non mi sento vincolata a nessuno dei molti luoghi che ho attraversato: da ciascuno ho appreso modi e tempi del vivere collettivo, a ciascuno ho dato un pezzo del mio impegno a rendere più gradevole questo passaggio.

Sono cresciuta nei valori della solidarietà e dell’accoglienza, maturati nel quotidiano impegno dell’Oratorio dei Padri Redentoristi, quando padre Martin leggeva a noi quindicenni  la Scommessa di Pascal: erano gli anni ’80 e a Milano il Cardinal Martini, maestro di dialogo e ascolto, inaugurava la Scuola della Parola e la Cattedra dei non credenti.

Il molto che ho ricevuto ho cercato di restituirlo, impegnandomi negli studi e nella collaborazione con la Comunità terapeutica Il Molino, a Mairano di Noviglio: mi sono laureata a Milano in Storia dell’arte medioevale, cercando una grammatica di bellezza nelle cose, ho proseguito trovandola nelle persone, nella fragilità più che nel successo e nell’umiltà del lavoro agricolo.

Oggi il mio lavoro si svolge in ambito formativo ed educativo presso la Fondazione Casa di carità Arti e Mestieri tra Torino e Ovada, dove svolgo attività di formazione professionale e consulenza di orientamento, redazione di progetti di sviluppo locale e valorizzazione del patrimonio culturale.
Insieme a mio marito Pierguido e ai miei tre nipoti sto per costruire il mio primo pollaio, perché le galline da uova sono più sagge di molti umani: sanno trasformare anche uno scarto in cibo prezioso.

Da circa un anno collaboro con un gruppo di persone che hanno scelto di interrogarsi sul come restituire dignità al fare politica: il mio bisogno è di imparare di nuovo a vivere insieme come comunità e non solo come gruppi di individui,  famiglie, associazioni,  a condividere le risorse sempre più piccole di cui disponiamo, a non chiuderci nelle nostre stanze, a farci prossimo.

Curriculum Vitae

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