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La presentazione della candidatura a Sindaco di Diego Sabbi

Si è svolta questa mattina presso la Soms di Arquata Scrivia la conferenza stampa di presentazione della candidatura a Sindaco di Diego Sabbi. Pubblichiamo la registrazione video, il testo della presentazione e una galleria fotografica.

Buongiorno grazie di essere venuti…

Non parliamo, vi prego, della mia professione. E’ chiaro che cercherò di mettere le competenze che ho al servizio del paese, ma qui, sono solo un cittadino e una persona…

Perché mi candido?
Per i miei figli innanzitutto.
Non voglio che un giorno possano dire: “Dov’era la tua generazione? Dov’eri tu quando si determinavano le scelte? Perché non hai lottato per le tue idee?”
Eh si! Perché la distruzione e l’abbandono del nostro territorio sono sotto gli occhi di tutti.
Il calo di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica rischia di far venire meno ogni controllo democratico e io credo fortemente che, se la rotta deve essere (e può essere) invertita, ciò debba partire dalle piccole comunità come la nostra e… ADESSO!

Cyrano di Guccini ci accompagna sin dai nostri primi incontri…mi sembra una figura esemplificativa e infatti lo vedete qui tutto naso, intelligente intransigenza e lotta impavida nonostante tutto…

di Alain Goussot (pedagogista filosofo storico educatore)

* Docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna, pedagogista, educatore, filosofo e storico, Alain Goussot collabora con diverse riviste.

“Intorno a noi e dentro di noi cresce la stanchezza, il senso d’impotenza, quello della solitudine, si vedono dilagare gli opportunismi spiccioli ma anche i demagoghi di turno che non sono che l’altra faccia dell’opportunismo, nel grande come nel piccolo. La società è come una nave alla deriva manipolata ormai dai pirati dell’utilitarismo, dai manager e dai ben pensanti del nuovo potere e del nuovo pensiero neoliberale e medicalizzante (quello degli esperti in disturbi, bisogni educativi speciali, delle nuove malattie ecc..).
Molti cittadini, che non sono marziani ma prodotti e attori di questa nostra cultura dell’indifferenza e dello scarto, dell’individualismo narcisistico ripiegato su se stesso, si comportano in modo funzionale e adattato alle logiche della valutazione disumanizzante voluta dalle classi dominanti e dai diktat dell’economia politica. Hanno anche perso la capacità, come tanti, di sognare in grande e in piccolo, di praticare l’utopia e in questo modo di essere degni della propria umanità e della sua parte più nobile, la capacità di pensare. Era Hannah Arendt che diceva, durante il processo Eichman (vedi “La banalità del male”), che la scomparsa della dimensione riflessiva e etica nell’azione umana cancella la stessa umanità.
Ci rendiamo conto che il quadro culturale e politico complessivo di questo paese (e non solo) è sconfortante ma occorre avere il coraggio etico di resistere, non spegnere le nostre coscienze guardando negli occhi i nostri figli, i nostri alunni,non spegnere la nostra capacità di vibrare a contatto con l’anima del bambino o della bambina che cominciano ad esplorare il mondo.
Occorre fare come quel Cyrano de Bergerac così ben descritto da Edmond Rostand: nonostante i colpi, le ferite e le disillusioni occorre battersi per il sogno di una società più giusta, aperta, umana e ricca culturalmente, occorre continuare a battersi fino ad esaurimento delle nostre stesse forze pensando alle generazioni future e al mondo di domani. Cyrano parlava con la signora luna di poesia, bellezza, virtù e bontà: torniamo ad essere dei Cyrano della politica e continuiamo a fare sognare, base del pensiero, i nostri cittadini.”

Il passato

Come siamo giunti sino qui? Attraverso un passaggio lento di dialogo e conoscenza personale che, ha portato quelli di noi che si impegneranno nella campagna elettorale a confrontarsi con un numero sempre maggiore di persone; ed infine a pensare che potevamo provarci.
Quel percorso di confronto e scambio culturale continuerà, comunque vada, questa avventura. Percorriamo qui un sentiero stretto e poco tracciato tra una cattiva politica ed un qualunquismo egoista; sappiamo però che non è la politica in errore ma sono i politici che la fanno…
Arquata Bene Comune è la lista civica di cui sono stato scelto come portavoce.

Il presente

L’idea della lista nasce quindi per la necessità di confrontarsi con la realtà attuale che ci pone di fronte ad un momento elettorale.

Chi siamo?

Un insieme di persone che imparerete a conoscere durante la campagna elettorale, che portano nel gruppo formazioni diverse, sia personali che lavorative, ma che condividono la voglia di rottura con il passato e la voglia di cambiamento. Il nostro è un gruppo che dialoga per valorizzare la diversità convinto che, se saprà farlo nel suo percorso amministrativo, sarà sicuramente anche capace di esportarlo fuori dal palazzo nei suoi atti. Siamo veramente una lista civica e non abbiamo al nostro interno candidati iscritti o imposti da nessun partito.
Nel suo ultimo editoriale Luigi Pintor scriveva:
“La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette.” Una frase tra le altre: “Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C’è un’umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all’altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine”

Renzi è solo il grottesco e triste epilogo di caduta di valori che procede inarrestabile da almeno 25 anni…
Quindi siamo qui, su queste basi, a confrontarci con Arquata…
Abbiamo lasciato volutamente alcuni posti disponibili per quelle persone che, nelle varie serate che ci separano dalla presentazione delle liste, vorranno unirsi a noi; persone nuove per una politica attiva e partecipativa che abbiano la voglia di mettersi in gioco per il futuro di questa città.

Perché siamo qui?

Semplicemente perché siamo.
Perché speriamo di portare nella nostra comunità modi di agire che sembrano diluiti o scomparsi del tutto. Perché non è più il tempo della delega ad altri o dell’attesa…

Cosa siamo?

Vorremo offrire reali possibilità di partecipazione che tengano conto dei tempi delle persone e delle famiglie e di come Arquata sia cambiata demograficamente in questi anni.
Vorremmo che la trasparenza fosse una conditio sine qua non.
Vorremmo che il territorio fosse tutelato ed inteso come un ampio insieme di terre e popolazioni che vivono accanto e che subiscono vicendevolmente parte delle loro scelte.
Il nostro sbocco naturale ci fa guardare con maggiore attenzione ai paesi del fondo valle, ma anche a Carrega Ligure o Grondona…
L’accoglienza è fondamentale e non significa tout court integrazione degli altri, ma condivisione con “lo straniero” dei suoi bisogni che spesso non sono i nostri e per i quali è necessario compiere uno sforzo anche empatico oltre che culturale. E badate bene: il senso di spaesamento e di solitudine non riguarda solo romeni o africani, ma anche i nuovi concittadini italiani giunti negli ultimi anni in buon numero…

Come siamo?

Ci sentiamo come costruttori, piccoli ma tenaci, di un nuovo modo di fare politica.
Ad esempio attraverso alcuni  strumenti già usati in questi anni in altre realtà, quali il Piano regolatore partecipato, Bilancio partecipativo, il Bilancio sociale.
Crediamo che la vera scommessa sul futuro sia l’integrazione con la scuola: per esempio attraverso l’inserimento dell’attività etico formativa del Consiglio Comunale nei percorsi didattici della scuola. Una scuola che speriamo di riuscire a rendere di tutti ed il più aperta possibile.
Le nostre idee sono necessariamente nette, necessariamente intransigenti, perché questo non è più il tempo della mediazione a tutti i costi, e perché i compromessi a tutti i costi fanno imboccare chine della cui discesa non ti rendi conto se non quando sei in fondo.
Tuttavia pensiamo anche che si lavora su tempi lunghi e quindi la nostra netta discontinuità si affiancherà, badate bene solo dove possibile, ad un rapporto di continuità con la passata amministrazione.
Sappiamo che i nostri progetti avranno necessariamente tempi lunghi: cinque, dieci, magari quindici anni, perché questo è il respiro della Buona Amministrazione.
Se la nostra scommessa di condivisone con i cittadini e le persone di Arquata sarà vinta, sarà facile e naturale per tutti portarli avanti.

Dove siamo?

Ad Arquata, in mezzo alla gente naturalmente, ma anche, speriamo, nel territorio con atti condivisi che ci leghino in un dialogo continuo con i Comuni limitrofi.
Da subito cercheremo di ascoltare i cittadini arquatesi: il primo incontro è fissato per l’8 aprile qui in SOMS.
Nelle prossime settimane faremo una serie di incontri anche nelle varie frazioni che costituiscono la nostra comunità. Nel corso delle serate accenneremo al nostro programma elettorale, pronti ad integrarlo e, magari, modificarlo, se necessario, in seguito all’ascolto delle esigenze dei cittadini che avranno voglia di costruire con noi questo progetto.

Quindi, come vediamo il futuro e cosa consideriamo importante?

Noi vediamo un Comune che scende tra i cittadini, capace di far parlare tutti e di fissare idee importanti nonostante il cicaleccio di fondo.
Un comune trasparente che faccia della differenza del suo linguaggio la carta vincente.
Non mi dilungherò su asfalti o zone da ripulire: quelli mi paiono atti dovuti.
Vorrei invece discutere della nostra idea.
Essa si compone come un puzzle fatto di tante tessere tutte egualmente essenziali ed importanti:

  • La conoscenza ed i dati

Riteniamo sia fondamentale fotografare nel modo più puntale possibile la realtà locale e del territorio. Non disporre di dati su: popolazione, pendolarismo, scuola, salute, rapporti di lavoro nelle fabbriche, non permette di governare.
Abbassereste la vostra pressione senza prima sapere a quale livello si trova?

  • Livelli comunali essenziali (patto onesto tra Amministrazione e Cittadini)

La progettazione partecipata e il bilancio in parte costruito con il coinvolgimento della popolazione nelle scelte pubbliche, hanno l’obiettivo di formulare con i cittadini interventi di interesse comune da realizzare sul territorio (occorre essere parchi ed onesti con la tasse che altri ci hanno dato da amministrare)

  • Rispetto del territorio

Nella nostra lista c’è voglia di cambiamento rispetto a quanto fatto finora: una politica di avanzamento continuo del cemento a discapito del nostro territorio, una terra per nulla valorizzata dove ogni scempio sembra possibile.

Quindi tutela del suolo, salvaguardia dell’esistente e controllo dei Beni comuni (Beni sottratti al controllo amministrativo e per i quali si chiede un controllo di tutti i cittadini: l’acqua su tutti), ma anche incoraggiamento alla bioedilizia e al recupero delle aree dismesse.
Tutela dell’agricoltura sostenibile.
NO TERZO VALICO (“Come si può non esserlo? Chi non lo è ad Arquata?”…).
Verde pubblico e paesaggio urbano come luoghi essenziali del buon vivere.
Un piano energetico per produrre in proprio energia pulita: per esempio siamo sicuri che un Inceneritore Cementir vada in questo senso?
Opere pubbliche (non sono state anche queste ultime un esempio di consumismo sfrenato?).
E poi, ormai non c’è più bisogno di cemento, ma semmai di riqualificare il nostro patrimonio abitativo.

  • Comunità è solidarietà

Migranti: non si ferma un’onda con le mani…
Quindi accoglienza che non vuol dire tout court integrazione. L’accoglienza viene vista da noi come il rispetto dell’altro, delle sue caratteristiche e delle sue necessità. Con questo in mente, speriamo di riuscire a rendere Arquata migliore per tutti i nostri concittadini. Per esempio: per le Neo coppie perché non fare come il Comune di Modena che favorisce prestiti d’onore?
La comunità, che il Sindaco indirizza durante il suo mandato, deve però anche ri-trovare il senso della solidarietà al suo interno e sapere cosa fare se chiamata ad impegnarsi per eventi meteorologici o vere e proprie emergenze. Pensiamo perciò ad un Piano emergenze (neve, pioggia, frane, stabilimento Garrone) che deve essere non spiegato alla gente, ma costruito con la gente…
E naturalmente la solidarietà deve formulare progetti e momenti di partecipazione il più possibile inclusivi per soggetti con disabilità.

  • Scuola

La scuola è per noi spazio essenziale di socializzazione e di educazione.
Immaginiamo quindi un percorso che, prendendo le mosse dall’Asilo Nido, da sempre fiore all’occhiello del Nostro Comune, segua con un occhio di riguardo il percorso di crescita delle persone sino a… a dove? Probabilmente senza terminare mai come dimostra la grande attività dell’Università delle Tre età. Allora anche progetti per Neo mamme. Il paese deve essere recuperato come spazio vissuto e conosciuto dai bambini anche per progetti che coinvolgano Comune e Scuola in progetti condivisi.
In questo disegno, vediamo anche, Progetti di impegno etico integrati nel percorso scolastico su argomenti quali la tortura, la povertà, la guerra, il razzismo.
Una mensa, il più possibile biologica, che in parte utilizzi, nel rispetto delle norme, quanto prodotto in orti comunali dati in gestione-baratto.
Un erbario delle erbe commestibili, da fare con i bambini delle elementari e medie.
In giro nel bosco per conoscere il nostro spazio esterno e le specie animali e vegetali che lo abitano.

  • Salute

Ovviamente va intesa a tutto tondo. In essa confluiscono a vari livelli molti momenti del nostro agire: dal controllo del rispetto dei diritti del lavoro in Arquata allo smaltimento dei rifiuti (cultura della raccolta differenziata, raccolta differenziata porta a porta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, ‘na galina pe’ tutti!).
I nuovi stili di vita: progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali filiera corta, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, auto produzione.
In ultimo, ma non ultimo, un percorso per l’Empowerment sanitario del cittadino, sempre più disorientato da offerte di salute e prevenzione spesso viziate da conflitti di interesse.

  • Un Comune nuovo

No alla burocrazia inutile…facile a dirsi, difficile a farsi ma, se pensassimo ad un comune nuovo…
ad uno spazio aperto, più che ad un Palazzo, dove le persone possano portare i loro problemi in cerca di soluzione e che, con ostinazione, si erga a baluardo contro la marea burocratica che ci travolge di anno in anno.
Chi entra in Comune deve trovare un “punto ascolto”, non una fredda risposta di prassi.
Un accesso unico all’Amministrazione Statale…
Comune in soccorso diremmo, e quindi:  lettura bollette, contatti con il difensore civico, contatti con il Tribunale dei diritti del malato…
Inoltre, crediamo che il Comune possa essere il luogo dove si incontrano anche domanda ed offerta, per esempio per quello che riguardo il riciclo di mobili e masserizie dismesse o la richiesta di badanti da parte degli anziani…

  • Trasporti

I nostri concittadini sono considerati nelle statistiche dell’ISTAT pendolari per il 40-48% a seconda di dove si vada a cercare il dato. Comunque, una comunità nella comunità, con i suoi bisogni  a causa di un’offerta sempre meno pubblica e sempre meno aderente ai tempi delle famiglie.
Un comunità per la quale occorre pensare in modo prioritario, per non rischiare di rendere Arquata veramente un sobborgo dormitorio.
Guarderemo quindi, con grande attenzione, anche ai servizi offerti da CIT e FFSS.
Nel capitolo trasporti sta ovviamente la nostra viabilità interna che deve essere il più sostenibile possibile e quindi, coniugare le esigenze del commercio, dei pedoni, della salute, dei bambini.
A questo proposito: perché non fare punti di raccolta dove integrare il trasporto alunni delle frazioni con un piedibus del concentrico?
E per la spesa? Come mobilità sostenibile si può pensare ad un carrello-sharing? Vedremo…

  • Cultura

La cultura, nel nostro contesto, è soprattutto il recupero del bene comune di conoscenze, che forma (formava?) il nostro essere una comunità. Come si coltiva qui la nocciola? Come si fa il pane con la pasta acida? Come impastiamo i curzetti arquatesi?
Cultura è senz’altro conoscenza della storia locale e del patrimonio storico esistente. Crediamo serva un Fondo fotografico comunale organico a disposizione di tutti.
E naturalmente, la musica ed il teatro, anche favorendo, con tutti i meccanismi di collaborazione possibile, spostamenti verso i grandi teatri.
Infine, possiamo interagire con Libarna? Possiamo partecipare alle giornate di Primavera del FAI con il nostro centro storico?
In questo capitolo mettiamo anche il Commercio, consapevoli che, senza luci e senza luoghi di incontro, non può esserci scambio emotivo, comunità, centro storico.
Vale equazione: niente vetrine niente paese.

  • Volontariato

E’ un modo di vivere che garantisce un esempio bellissimo alle generazioni future, ma è anche una rete fragilissima che deve essere tutelata e rispettata.
Mi piacerebbe riuscire in un mio sogno, che è quello di costruire un Monumento al volontario, con la statua di Don Chisciotte, perché tali sono i volontari.
Bisogna ottimizzare la rete delle associazioni e magari favorire la creazione di nuove: pensionati per i giardini, per esempio.
Nello stesso modo potremmo parlare qui di Orti comunali.
Parlo qui inoltre del Baratto amministrativo di cui tanto si scrive: bello, ma il baratto è vero SOLO SE paritario. E, pagare le tasse con il lavoro gratuito, non ci sembra un baratto, ma solo un nuovo modo di pretendere balzelli.

 

Riteniamo dunque di essere l’unica vera realtà di cambiamento, anche per quel che riguarda la raccolta fondi per le elezioni, costituita da un autofinanziamento, con soldi che verranno depositati su un conto appositamente aperto presso BANCA ETICA e puntualmente rendicontati sul nostro sito, che proprio ora viene messo on line insieme alla nostra pagina Facebook.

“Per fortuna, so altrettanto bene che tra creatività straordinaria, quella dei geni e degli eroi delle idee, e creatività quotidiana (quella che esprimiamo ogni giorno risolvendo problemi) c’è un continuum. E so che a rivoluzionare il mondo è la creatività straordinaria, ma a renderlo più piacevole e interessante è (anche) la creatività quotidiana. La quale, tuttavia, chiede comunque ogni giorno, a tutti noi, il suo pedaggio di dedizione, di tenacia e di competenza.
Dunque, volendo almeno svolazzare nei dintorni, non ci resta che pagarlo, il pedaggio.”
Anna Maria Testa su NeU

Per finire ribadisco le nostre direttrici fondamentali:

Trasparenza
Solidarietà ed accoglienza
Partecipazione
Territorio

Il senso ultimo del nostro agire è terminare questa esperienza in modo da lasciare noi stessi ed il Comune un poco meglio di come eravamo all’inizio.
Lo scopo è governare… non amministrare; formare cittadini consapevoli del loro ruolo e di come possano contribuire alla gestione del loro paese.

Abbiamo scelto un motto che rappresenti tutto quanto vi ho detto sino a qui ed è:

“Una Terra di partecipazione e solidarietà”

Abbiamo studiato e stiamo ancora studiando
ma…SIAMO PRONTI!

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